Bocelli racconta le sue Opere Sonore a Class

Finalmente è uscita l’intervista fatta dalla rivista “Class” e pubblicata a pagina 54-55 sul loro numero di aprile 2016 al Maestro Andrea Bocelli, il quale racconta le emozioni e le motivazioni che lo hanno spinto ad acquistare un modello Opere Sonore, in particolare il modello Euterpe.

Certo sentirsi raccontare questi diffusori naturali da un personaggio come il Maestro è tutt’altra cosa, ed egli risponde così alle domande:

In cosa un orecchio allenato come il suo percepisce la differenza di questo sistema rispetto ai migliori diffusori acustici tradizionali?

Nella veridicità del suono, nella autenticità di una emissione che torna a valorizzare la purezza della materia prima, il legno… Un legno speciale, il medesimo che grazie alle sue caratteristiche anatomiche, fisiche, acustiche e meccaniche, dà voce alle tavole armoniche dei migliori strumenti musicali. Non esiste sofisticazione elettronica che riesca a uguagliarne la brillantezza e la ricchezza di armonici naturali. Con questo sistema, l’ascolto è sempre “dal vivo”, e la musica ha una profondità, ha un’anima, come in sala da concerto.

Quale genere musicale viene esaltato particolarmente, secondo lei?

La filiera tra fonte e propagazione del suono viene pressoché azzerata: si tratta di uno “strumento musicale da ascolto”, dunque per mia esperienza personale, può esprimere al massimo le sue potenzialità laddove utilizzato per ogni forma di musica acustica. Comunque la diffusione attraverso un simile procedimento che sfrutta la perfezione viva e pulsante delle fibre del legno, senz’altro nobilita anche le sonorità elettroniche.

Siamo in un ambito pertinente la liuteria: come per un violino (che è materia organica, a suo modo in evoluzione), la qualità delle vibrazioni è stimolante per la crescita dello strumento, che assorbe pregi e difetti del proprio padrone, e le sue qualità sono anche la risultante della storia artistica dei proprietari, così mi affascina l’idea che anche questi strumenti d’ascolto vengano via via modellati dal repertorio che li percorre.

A chi ne suggerirebbe l’utilizzo?

Potrei azzardare un parallelo enologico: un gran vino lo si suggerisce agli intenditori, a coloro che ne sanno apprezzare le più raffinate sfumature organolettiche ed i sottili equilibri che ne determinano la qualità. Ma è pur evidente che, anche al palato di un fruitore occasionale se non addirittura sprovveduto, l’ottimo vino sarà sempre e comunque più gradito rispetto ad una bottiglia dozzinale, frutto di una vinificazione industriale in cui l’uva è sopraffatta dalla chimica.

Mi sembra che tali “opere sonore” siano creazioni molto interessanti, in quanto parimenti “oggetti d’arte” e “soggetti musicali” di pregio.

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